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Azienda Agricola Lisciandrello

Il racconto di una visita guidata ideale all’azienda agricola Lisciandrello comincia dalla strada. Un paesaggio verde e giallo, stagliato su cielo siciliano superbamente azzurro, sembra raccontarsi col suo stesso silenzio, stremato dall’ambizione e dalle conquiste di vecchie dominazioni, costellato da paesini e costruzioni, vecchie, moderne, a volte scombinate. Questo è ciò che si profila al viandante che guarda dal finestrino una volta imboccata la Palermo Sciacca e superata Monreale, il secondo agglomerato urbano più grande dopo il capoluogo siciliano.

Contrada Cerasa

Cerasa è il nome della contrada in cui è ubicata la cantina, in una zona montuosa che l’autostrada attraversa prima di immergersi nella pianura che porta alla provincia agrigentina. Le uve e i vini prodotti in questa terra le conferiscono lo status non solo di territorio vocato, ma anche di un luogo generoso, capace di conferire al vino carattere e singolarità.

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Giuseppe

Vendere, degustare. Conoscere e fare. Quando Giuseppe Lisciandrello decide di acquistare la cantina, ormai più di cinque anni fa, ha già un’esperienza di 25 anni in enoteca. La vita in cantina non è per nulla sconosciuta, anzi. Il suo lavoro si è svolto anche lì, e il primo obiettivo è stato semplicemente quello di realizzare un buon vino, senza compromessi. Il secondo, condizione imprescindibile, era ascoltare ciò che il territorio aveva da dire, seguire la sua vocazione naturale, con la sua produzione sui generis. Oggi un vino dell’azienda, o il suo sorso, traducono un equilibrio fatto di calore, acqua e vento che esistendo naturalmente ha solo bisogno della mano dell’uomo per essere prolifico.

Ci troviamo ad un’altezza di 500/600 m s.l.m., con estenuanti estati calde, inverni modesti ed importanti sbalzi termici. Giuseppe Lisciandrello sceglie di dare la parola al territorio e, come il produttore precedente, comprende la sacralità del microclima; l’importanza di non creare forzature. Scalzati dall’avvento e dalla diffusione dei vitigni internazionali negli anni Ottanta, alcune varietà siciliane tornano, coraggiosamente, ad essere coltivate. È ciò che avviene in questa contrada, in cui testimonianze di vecchissime coltivazioni di Nerello Mascalese sono palesi e in cui il difficile e biodiverso Perricone sgomita per dare del suo meglio. Poi, il sicilianissimo Catarratto.

Vini

I vini sono scelte: esperienziali, professionali, emotive.Vogliamo raccontarveli brevemente.

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Iato

Il termine indica il nome della località adiacente (San Giuseppe Iato), della valle vicina, e di questa singolare espressione di Catarratto, equilibrio tra freschezza, acidità, bevibilità. Raggiunto grazie all’affinamento di un anno in acciaio, il vino accentua le caratteristiche organolettiche che solitamente il vitigno Catarratto dona: note di agrumi, fiori bianchi, mandorle.

Chardonnay

Una vinificazione curata e definita. Raffreddamento delle uve a sei gradi, pigiatura e diraspatura. Nessuna macerazione e inoculazione dei lieviti. La chardonnay si esprime bene. Il suo sorso dai sentori di crosta di pane e dal finale persistente, ci racconta di un vino che in terra sicula trova una sua personalità.

Perricone

Bassa resa ma buona qualità. Il vecchio Pignatello, anch’esso coltivato in tempi antichissimi, in questo territorio si esprime in modo singolare, con un gusto vivace e un’elegante tessitura tannica.

Nerello Mascalese

Le procedure di vinificazione ultimate con un passaggio in botti di rovere per 12 mesi, donano un vino fresco e minerale, dalla beva elegante e sapida.

Carricante

Un racconto del territorio vulcanico attraverso un giallo paglierino vivace. Al sorso una nitida nota acida si staglia su una netta nota iodata. Sentori di pietra focaia ed erbe aromatiche completano il sorso e la sua complessità, frutto di tanto lavoro in vigna e di un doppio affinamento in cantina.

Perpetuo di Manfredi

Una parte delle uve non viene appassita al sole ma al freddo, per avere sapidità ma anche ossidazione. Il termine “Perpetuo” rimanda alla sua tecnica. Il vino ottenuto dalla botte dell’annata attuale colma le botti delle annate precedenti. Inoltre, l’essere stato trovato in cantina una volta acquisita, gli è valso il ruolo di custode: il ricordo del vecchio produttore appare sia in etichetta che in bottiglia, simbolo di impegno e amore per il proprio lavoro.

Lapis

Terzo portavoce del territorio Etneo. Prodotto con uve raccolte a Sant’Alfio, sul versante Est dell’Etna a 1070 m s.l.m. Il giallo paglierino e i riflessi dorati sono un apripista di una grande complessità olfattivo-degustativa.